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Sentenza n. 1353.2010

 

Tribunale ordinarlo di Bari

II^ Sezione Civile

 

In nome del popolo italiano

Il Tribunale di Bari, II^ Sezione Civile,

 

in composizione monocratica e in persona del giudice dott. L. DI LALLA, ha pronunciato la seguente

 

sentenza

 

nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 1963 dell'anno 2007 tra le seguenti parti

 

Parte attrice: E.TR.

 

Parte convenuta I. L.

 

Conclusioni: come da foglio allegato

 

DIRITTO

 

Motivi della decisione

Con sentenza 21 dicembre 2006 n. 8498 il Giudice di Pace di Bari, in accoglimento della domanda proposta da I. L. con ricorso del 14 giugno 2006, ha annullato il "preavviso'' di fermo amministrativo disposto dalla s.p.a. E.TR. Esazione Tributi in data 13 maggio 2006, e comunicato con nota 19 maggio 2006, sul motoveicolo di sua proprietà per mancato pagamento del carico scaduto di euro 1.145,07 portato da tre cartelle esattoriali, relative a sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada, ritenendo illegittima la misura in quanto disposta senza la osservanza delle disposizioni del regolamento di cui al d.m. n. 503/1998 e in quanto priva della indicazione degli atti presupposti e della data di notifica degli stessi, rigettando la richiesta i risarcimento danni e condannando la E.TR. alla rifusione delle spese liquidate in euro 150,00 oltre accessori, in distrazione.

Avverso tale sentenza, notificata il 18 gennaio 2007, ha proposto appello la s.p.a. E.TR. Esazione Tributi, con sede in Cosenza, con ricorso depositato il 16 febbraio 2007, deducendo la nullità della sentenza per difetto di giurisdizione, per inammissibiIità del ricorso ai sensi dell'art. 22 legge n. 689/1981, per mancanza di interesse ad agire, per mancata applicazione del disposto dell'art. 3 comma 41, d.l. n. 205/05 conv. in legge n. 248/05.

Non si e costituito I' appellato, malgrado la rituale notifica del ricorso e del decreto in data 24 marzo 2007.

Sulle conclusioni precisate dall'appellante la causa è stata riservata in decisione alla udienza del 26 marzo 2009.

Preliminarmente si osserva che l'appello, pur se proposto, anziché con ordinaria citazione, con ricorso depositato nel termine i 30 giorni dalla notifica della sentenza, deve ritenersi ammissibile. Invero, secondo la interpretazione seguita dall'ufficio, in mancanza di espressa disciplina in materia, l'appello avverso le sentenze del Giudice di Pace emesse, quale quella in esame, ai sensi dell'art. 22 segg. legge n. 689/1981 - appello reso possibile dall'art. 23 legge n. 689/1981 nel testo modificato dall'art. 26 d. lgs. n. 40/2006 - deve essere proposto, in difetto in esplicita regolamentazione in materia, con citazione ordinaria notificata nel termine di 30 giorni secondo la regola generale dell'art. 342 c.p.c., e può essere proposto anche con ricorso depositato nel termine di 30 giorni, essendo nell'un caso e nell'altro salvaguardate le esigenze di tutela della parte che impugna, sulla quale non possono ricadere le conseguenze della incertezza sulla scelta della forma dell'appello, e della parte convenuta, il cui principale interesse, meritevole di tutela primaria, è quello alla tempestività della impugnazione.

Esaminando nell'ordine logico i motivi del gravame, si osserva quanto segue.

L'appellante ha richiamato la eccezione di difetto di giurisdizione, già proposta nel giudizio di primo grado con la indicazione della giurisdizione del giudice tributario in dipendenza della disciplina dell'art. 35, comma 26 quinquies, d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito in legge 4 agosto 2006 n 248, che, modificando l'art. 19, comma 1, d.lgs. n. 546/1992, ha attribuito alla cognizione delle commissioni tributarie le controversie in materia di fermo amministrativo di beni mobili registrati. Il motivo è manifestamente infondato. In primo luogo, va rilevato che la disciplina invocata non può essere applicata alla controversia in esame, in base al principio di cui all'art. 5 c.p.c., essendo essa entrata in vigore allorquando il processo, introdotto con ricorso 14 giugno 2006, era già pendente. In secondo luogo e comunque, è incontestabile che la novella debba essere interpretata nel senso della devoluzione alle commissioni tributarie delle controversie in materia di fermo, quale atto di natura cautelare/esecutiva, solo allorché il fermo sia stato disposto a garanzia di crediti tributari, essendo evidente come le commissioni non possano essere chiamate a sindacare la legittimità di una misura cautelare/esecutiva disposta a tutela di una pretesa della quale conosce il giudice ordinario e non la commissione tributaria. Nella specie, risulta che le cartelle esattoriali, per le quali è stato disposto il fermo, riguardano sanzioni amministrative per infrazioni al codice stradale, e quindi materia di competenza del giudice ordinario.

La E.TR. ha poi riproposto la eccezione di difetto di interesse ad agire, svolta in base al rilievo che nella specie si era trattato di mero preavviso di fermo. La eccezione non ha pregio. Invero, dalla comunicazione del 19 maggio 2006 si desume che il concessionario aveva già disposto la misura, salvo a differirne la iscrizione alla scadenza del termine assegnato al debitore per il pagamento. Sussisteva quindi I'interesse del destinatario a far valere i vizi della misura stessa, indipendentemente dalla circostanza che la esecuzione della stessa non fosse stata ancora portata a compimento.

L'appellante ha altresì dedotto il motivo della inammissibilita del ricorso ai sensi dell'art. 22 legge n. 689/1981, non rientrando il fermo nel novero degli atti impugnabili con detto rito. Il motivo, pur se fondato di per sé stesso, resta privo di rilievo, non essendo stata riproposta come motivo specifico la eccezione di incompetenza per materia del Giudice di Pace in tema di opposizioni esecutive.

La E.TR. ha poi contestato il motivo principale a sostegno dell'originario ricorso, vale a dire l'assunto della illegittimità del ferreo per mancata adozione del regolamento di attuazione previsto dall'art. 86 d.p.r. n. 602/1973. Ha invocato al riguardo la disposizione dell'art. 3, comma 41, d.l. 30 settembre 2005 n. 203, conv. in legge 2 dicembre 2005 n. 248 (misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria) stabilente che le disposizioni dell'art. 86 d.p.r. n. 602/1973 "si interpretano nel senso che, fino alla emanazione del decreto previsto dal comma 4 dello stesso articolo, il fermo può essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni, relative alle modalità di iscrizione e di cancellazione e agli effetti dello stesso, contenute nel decreto del Ministero delle finanze 7 settembre 1998 n. 503".

La eccezione è fondata. In altre pronunce dell'ufficio si è rilevato come la norma, pur se qualificata dallo stesso legislatore quale norma di interpretazione autentica, come tale rivestita di efficacia retroattiva ed idonea quindi a confermare la legittimità ab inizio dell'esercizio del potere di fermo pur in difetto della adozione del relativo regolamento, abbia nella sostanza carattere innovativo ed abbia comunque effetto solo per l'avvenire, con conseguente impossibilita di fare leva sulla stessa per ritenere valide le misure di fermo adottate in data precedente alla sua entrata in vigore. Nella specie, non è dubitabile che, per effetto della disposizione sopravvenuta, il fermo amministrativo debba ritenersi legittimamente adottato sulla base delle norme regolamentari di cui al d.m. n. 503 del 1998. Invero la misura era stata disposta nella data del 13 maggio 2006 e comunicata con nota 19 maggio 2006, e quindi in data successiva alla entrata in vigore la disposizione dell'art. 3, comma 41. d.l. 30 settembre 2005 n. 203, conv. in legge 2 dicembre 2005 n. 248, stabilente la ultrattività del vecchio regolamento ai fini della iscrizione del fermo sui veicoli a motore. Non varrebbe al riguardo sostenere, come in controversie similari che la norma non sarebbe comunque applicabile, facendo essa riferimento ad un regolamento superato e incompatibile con la nuova disciplina del fermo. Invero la novella ha richiamato espressamente specifiche disposizioni del. d.m. n. 503/1998 allo scopo di fissare le modalità essenziali (riguardo alla iscrizione, alla cancellazione e agli effetti) da osservare per la applicazione del fermo per i soli veicoli a motore. In base alla gerarchia delle fonti, la norma di legge è d per sé idonea a conferire, o a restituire, efficacia alle norme regolamentari richiamate.

Il Giudice di Pace, pur riconoscendo che, in base alla disposizione dell'art. 3, comma 41, d.l. cit., e quindi alla operatività del vecchio regolamento, il concessionario era abilitato a disporre il fermo, ha rilevato che in concreto la misura era illegittima, in quanto non era stata osservata a disposizione dell'art. 3 d.m. n. 503/1998, non avendo l'esattore tentato preventivamente di pignorare il veicolo ed avendo proceduto al fermo senza essere in possesso del verbale di pignoramento negativo. Il rilievo è infondato. Invero, la previsione dell'art. 3 cit. era collegata alla vecchia configurazione del fermo amministrativo, quale provvedimento che l'ufficio tributario aveva il potere di adottare su richiesta del concessionario, ad esito appunto dell'infruttuoso pignoramento. La disposizione regolamentare è da intendere superata dalla disciplina risultante dal nuovo testo dell'art. 86 d.p.r. n. 602/1973, in base alla quale il fermo ha assunto la diversa configurazione di atto cautelare/esecutivo, che il concessionario della riscossione può direttamente disporre prima di eseguire il pignoramento e ai fini preparatori della esecuzione stessa.

Del pari privo di pregio è l'ulteriore argomento in base al quale il primo giudice ha affermato la illegittimità del fermo, vale a dire la omessa indicazione degli atti presupposti e delle date di notifica degli stessi. Invero, nella stessa comunicazione di fermo erano specificati sia il carico scaduto sia gli estremi delle cartelle esattoriali da cui lo stesso dipendeva con rinvio per ogni altra indicazione al prospetto allegato, riportante a sua volta gli estremi delle tre cartelle, le date di notifica delle stesse, e degli enti impositori e degli importi maturati, elementi sufficienti a consentire la individuazione dei presupposti della misura cautelare. E' da aggiungere che, nel costituirsi in giudizio, la E.TR. aveva prodotto gli estratti di ruolo, nonché gli avvisi di ricevimento attestanti la regolare notifica della seconda e della terza delle cartelle elencate (3 giugno 2004, 23 novembre 2005).

L'appellato, omettendo di costituirsi, non ha richiamato le ulteriori doglianze svolte nell'originario ricorso in ordine alla illegittimità del fermo, riguardo alla carenza i motivazione, al carattere sproporzionato e vessatorio della misura, alla prescrizione della pretesa.

Le prime contestazioni sono infondate. Invero, la misura era stata legittimamente adottata dall'esattore nell'esercizio del potere cautelare attribuitogli dalla legge, sì che non occorreva altra motivazione che quella relativa al mancato pagamento del carico scaduto. Inoltre, come già rilevato, la comunicazione di fermo era corredata di tutte le indicazioni necessarie per identificare i titoli. Del pari, è da escludere che la adozione del fermo del veicolo avesse violato i limiti di proporzionalità, atteso che, da un lato, trattavisi di misura di per sé non frazionabile né fungibile, e che, dall'altro lato, la pretesa risultava di entità apprezzabile. Riguardo poi agli effetti lesivi, costituiti della privazione della facoltà di uso del veicolo, il risultato appare giustificato proprio dalla esigenza cautelare a base della misura, ed è coerente al rapporto di strumentalità della stessa rispetto alla esecuzione forzata, a nulla rilevando che essa determini al contempo un effetto di pressione sul debitore.

La eccezione di prescrizione è invece fondata in parte. Alla data di coltilicazione del ferino non era decorso. dalle date dl notifica documentate delle cartelle esattoriali,vale a dire il 3 giugno 2004 per la cartella da euro 279,16, e il 23 novembre 2005 per le cartelle da euro 240,92, il termine di prescrizione. La adozione del fermo risultava quindi giustificata, in relazione ai crediti risultanti dalle due cartelle indicate. Per la cartella da euro 624,99, il concessionario non ha fornito prova della notifica, e quindi del presunto per la adozione del fermo.

L'appello va pertanto accolto per quanto di ragione, con riforma della sentenza impugnata e con accoglimento parziale della originaria domanda proposta dallo I.

In considerazione delle complessive ragioni della decisione e dei profili di incertezza interpretativa esistenti alla data di introduzione del giudizio, nonché delle incertezze in ordine alla forma dell'appello, le spese del doppio grado vanno integralmente compensate.

 

P.Q.M.

 

Accoglie l'appello per quanto ragione, e per l'effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, n. 8498/06 del Giudice di Pace di Bari, accoglie in parte la domanda proposta da I. L. nei confronti della s.p.a. E.TR. Esazione Tributi con ricorso del 14 giugno 2006, e dichiara illegittima la misura del fermo amministrativo limitatamente al credito risultante dalla cartella esattoriale;

dichiara compensate le spese del doppio grado di giudizio.

Così deciso in Bari, il 31 marzo 2010

Giudice Luigi Di Lalla

 

 

 

 

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