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Sentenza n. 10594.2010

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

 

ha pronunciato la presente

 

SENTENZA

 

ex art. 21 e 26 della legge 1034/71 e successive modifiche e integrazioni, sul ricorso numero di registro generale 1444 del 2010, proposto da Meridiano S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli Avv. Salvatore Taverna e Luca Stevanato, con domicilio eletto presso lo studio dell'Avv. Mario Bonello in Palermo, via Mariano Stabile n. 136;

 

contro

 

Amministrazione dell'Economia e delle Finanze dello Stato;

Agenzie delle Entrate Ufficio Locale di Agrigento, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici domicilia per legge in Palermo, via A. De Gasperi n. 81; Serit Sicilia S.p.A 

 

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, dell'atto di diniego (prot .n. 25035/2010 del 10 maggio 2010 / Doc n. 2) emesso dall'Agenzia delle Entrate/ Ufficio di Agrigento in risposta alla istanza di sospensione (Doc.l) dell'efficacia esecutiva delle cartelle di pagamento n 29120100001332535 notificata il 26/03/2010, n. 29120070017121663 notificata il 08/10/2007, n. 29120070019643276 notificata il 23/10/2007, n. 29120080038787212 notificata il 22/01/2009, n. 29120080036787207 notificata il 27/11/2008 presentata dalla società ricorrente il 31 marzo 2010 al predetto Ufficio delle Entrate (Doc.n. 3)

 

e per l'impugnazione del silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate -Direzione Regionale per la Sicilia e dell'Agenzia delle Entrate -Ufficio di Agrigento- in relazione all'istanza di riesame in autotutela (Doc. n.l) presentata dalla Meridiano S.p.a il 24 dicembre 2009 (n. prot. 2009079788, n. progressivo 2009018536) per l'annullamento o la revoca, limitatamente alla contestazione della indetraibilità dell'Iva assolta sull'acquisto delle auto c.d. // dimostrative", degli avvisi di accertamento n. RJ003AA00785/2006, anno d'imposta 2001 e l'avviso di accertamento n. RJ003AA00852/2006, l'anno d'imposta 2002.

 

nonché per la conseguente condanna dell'Agenzia delle entrate. Ufficio di Agrigento/ in persona del suo Direttore p.t, a disporre la sospensione immediata delle efficacia esecutiva delle cartelle di pagamento sopraelencate.

 

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Agenzie delle Entrate Ufficio Locale di Agrigento;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

 

Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 settembre 2010 il dott. Pier Luigi Tomaiuoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Avvisate le stesse parti ai sensi dell'art. 21 decimo comma della legge n. 1034/71, introdotto dalla legge n. 205/2000;

 

FATTO

 

FATTO E DIRITTO

Con ricorso ritualmente notificato alle Amministrazioni resistenti e depositato il 4.8.2010 la Meridiano s.p.a., premesso che in seguito a verifica fiscale conclusa il 28 novembre 2003 e compiuta nei confronti della società ricorrente, concessionaria per la vendita di autovetture, la Guardia di Finanza, Comando Nucleo Provincia di Polizia Tributaria di Agrigento aveva elevato processo verbale di contestazione per omessa documentazione, registrazione, fatturazione ed indebita detrazione d'iva per gli anni d'imposta 2001 e 2001; che l'Agenzia delle Entrate, Ufficio di Agrigento, aveva quindi notificato alla Meridiano s.p.a. in data 6.11.2006 consequenziali avvisi di accertamento; che avverso i suddetti avvisi essa società aveva proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento; che nelle more del giudizio di primo grado l'Agenzia delle Entrate, attraverso la Serit s.p.a., aveva notificato al contribuente due cartelle di pagamento per oltre 180.000,00 complessivi; che nel marzo 2008 la Commissione Tributaria aveva accolto parzialmente il ricorso della Meridano; che essa aveva proposto appello per la parte di soccombenza delle dette statuizioni; che la Commissione Tributaria Regionale aveva, nel settembre 2009, integralmente confermato il contenuto delle sentenze di primo grado; che avverso le predette sentenze essa società aveva proposto ricorso per Cassazione, tutt'ora pendente; che in seguito l'Agenzia delle Entrate aveva notificato ulteriori 3 cartelle di pagamento, per oltre 300.000,00; che il 24.12.2009 la ricorrente aveva proposto alla Direzione Regionale delle Entrate istanza di riesame in autotutela, limitatamente alla contestazione della indetraibilità dell'Iva assolta sull'acquisto delle auto dimostrative, anche alla luce della disparità di trattamento tenuto dall'Amministrazione regionale nei confronti di altra società; che aveva presentato anche segnalazione al Garante del Contribuente; che aveva presentato istanza di accesso agli atti il 27 aprile 2010 al fine di prendere visione del parere preventivo della Direzione Regionale per la Sicilia; che avverso il diniego aveva proposto ricorso al TAR; che l'Amministrazione finanziaria aveva quindi rigettato l'istanza di sospensione delle cartelle di pagamento; tutto quanto sopra premesso ha impugnato i provvedimenti in epigrafe lamentandone l'illegittimità per: 1) eccesso di potere ai sensi dell'art. 26 del R.D. n. 1054/1924 per violazione del principio di logicità, dei principi di eguaglianza, di buona amministrazione e di imparzialità, di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione; violazione dell'art. 2, comma 1, lett. d) del D. Lg.vo 165/2001 e art. 2 del D.P.C.M. 28 novembre 2000; 2) violazione e falsa applicazione degli artt. 39 del D.P.R. n. 602/1973 e 68 del D. Lg.vo 546/92, violazione dell'art. 2 quater del D.L. n. 564/94, convertito nella legge n. 565/94, in relazione al comma 1 bis come aggiunto dal successivo articolo 27 legge 18 febbraio 1999 n. 28; 3) difetto di motivazione; violazione e falsa applicazione degli artt. 7 Legge 27 luglio 2000 n. 212 e 3 Legge 7 agosto 1990 n. 241.

All'adunanza camerale del 7.9.2010, fissata per la trattazione dell'istanza cautelare, si sono costituite le Amministrazioni resistenti senza depositare memoria scritta ed instando per il rigetto del ricorso avversario.

Alla medesima adunanza il ricorso è stato assunto in decisione.

Ritiene, preliminarmente, il Collegio che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata emessa, ai sensi dell'art. 26 l. 6.12.1971 n. 1034, come modificato dall'art. 9 l. 21.07.2000 n. 205, adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell'istanza cautelare, stante l'integrità del contraddittorio e l'avvenuta, esaustiva, trattazione delle tematiche oggetto di giudizio; possibilità espressamente indicata alle parti, dal Presidente del Collegio, in occasione dell'adunanza camerale fissata per la trattazione della domanda cautelare.

Esso è inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice adito.

La ricorrente ha impugnato il provvedimento di diniego di sospensione delle cartelle esattoriali di cui meglio in premessa ed il silenzio rifiuto sull'istanza di annullamento in autotutela delle stesse.

Ai sensi dell'art. 2, d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546 (come modificato dall'art. 12 comma 2, l. n. 448 del 2001), appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il S.s.n., nonché le sovraimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi ed ogni altro accessorio, sicché sulle cartelle esattoriali emesse per la riscossione di tributi asseritamente dovuti all'Erario, la giurisdizione non spetta al g.a., bensì a quello tributario (T.A.R. Lazio Roma, Sez. II, 05 gennaio 2010, n. 46); e ciò anche se venga impugnato un silenzio rifiuto su di una istanza di autotutela (T.A.R. Piemonte Torino, Sez. I, 10 ottobre 2008, n. 2566; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 02 gennaio 2009, n. 17), posto che l'ambito della giurisdizione delle Commissioni Tributarie è disegnato attorno all'ambito sostanziale del tributo e del rapporto tributario, restando indifferente al contenuto della domanda giudiziaria ovvero alla forma di manifestazione della volontà impositiva della P.A. (Cassazione Civile, Sez. un., 15 maggio 2007, n. 11081).

Le spese di lite, nei rapporto con le Amministrazioni costituite, seguono la soccombenza della ricorrente e si liquidano come da dispositivo.

 

P.Q.M.

 

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima dichiara il ricorso in epigrafe inammissibile, per difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo.

Condanna la ricorrente a rifondere all'Avvocatura dello Stato, distrattaria per legge, le spese di lite che liquida in 1.000,00, oltre accessori se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 7 settembre 2010 con l'intervento dei Magistrati:

Nicola Maisano, Presidente FF

Giovanni Tulumello, Primo Referendario

Pier Luigi Tomaiuoli, Referendario, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 22 SET. 2010.

 

 

 

 

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Camillo Bernardini - Dalila Loiacono