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Sentenza Trib. GE del 20.01.2012

Tribunale di Genova

II Sezione

 

Civile Causa rg. 10188/08

Seguito verbale

 

Successivamente, alle ore 13.00, il giudice decide come da seguente dispositivo ed emette la seguente

 

Sentenza

 

CONTESTUALE EX ART 281 SEXIES C.P.C. pubblicandola mediante lettura del dispositivo e della motivazione alla presenza del solo cancelliere che sottoscrive, nessuno comparendo tra le parti:

 

In nome del popolo italiano

IL TRIBUNALE DI GENOVA

in persona del Dott. Paolo Gibelli,

 

definitivamente pronunziando nella causa promossa da OESSE SRL con l'Avv. L. FERRARA (poi sostituito da S. Gagino) (attrice), contro L. L. con l'Avv. P. AMICIZIA (convenuto);

in contraddittorio con FONDIARIA SAI ASS. con l'avv. MARIO SOLARO (terza chiamata);

 

OSSERVA

 

FATTO

La società attrice, introducendo la causa, nell'atto di citazione redatto nel giugno del 2007, imputa al convenuto commercialista la responsabilità dell'emissione nei suoi confronti di un numero imprecisato di cartelle esattoriali in relazione alle quali lamenta di aver dovuto effettuare un esborso che meglio non dettaglia, rinviando alla cartelle prodotte, di cui non riporta in citazione alcun particolare, neppure l'importo che recavano, e quello pagato. Lamenta inoltre di aver dovuto rivolgersi a nuovo commercialista per l'anno fiscale 2007 sopportando un costo di euro 8.112,00. Di entrambe le somme dette (importo cartelle prodotte e notula del nuovo commercialista) chiede il rimborso al professionista col quale ha appena interrotto i rapporti.

Quanto a causa petendi della domanda, sempre in citazione, la società attrice si limita ad affermare che, dal 1996 al 2007 il convenuto dott. L. aveva avuto incarico di curare la contabilità dell'attrice con incarico esteso alla tenuta della contabilità, redazione delle dichiarazioni e "attività prodromiche e consequenziali", e che per il 2007 la contabilità aziendale, rilevata dal nuovo professionista era stata trovata in estremo disordinee.. Nulla più. (Evidentemente l'attrice suppone ovvio che, affidato un incarico globale ad un commercialista l'emissione di una cartella esattoriale sia sintomo inequivocabile di un suo inadempimento).

Costituendosi il convenuto ha negato ogni sua responsabilità, affermando di essersi limitato a redigere le dichiarazioni sulla base di quanto gli veniva sottoposto. Ha svolto varie difese di cui non merita dare atto per l'esito complessivo della causa che di seguito si dirà, ha lamentato di aver ricevuto costantemente la documentazione in ritardo, ha lamentato il mancato pagamento di una sua notula per euro 3.987,86, richiesto la condanna dell'avversario ex art. 96 c.p.c. per lite temeraria ed infine ha chiamato in causa la propria assicurazione.

Quest'ultima ha svolto considerazioni in ordine alla sussistenza della copertura assicurativa ed ai suoi limiti ed ha contestato radicalmente la domanda attorea.

La domanda attorea, siccome formulata, era molto prossima al limite della nullità per indeterminatezza dell'oggetto.

Essa è viziata dall'erroneità della premessa cui si è fatto cenno.

Non ha senso l'assunto per cui, ove assistita da un commercialista diligente, una società non potrebbe essere destinataria di pretese tributarie diverse rispetto a quelle evidenziate dallo stesso commercialista nell'autoliquidazione delle imposte.

E' sulla base di tale assunto, pericolosamente combinato con gli assunti giurisprudenziali in tema di onere della prova dell'adempimento del dovere di diligenza professionale, che si fonda la tesi di citazione.

Se sono pervenute cartelle esattoriali sarà il commercialista a dover dimostrare che la loro emissione non dipende da sua negligenza.

Anche cosi' "travestito" da principio giuridico l'assunto è falsissimo.

Infatti ogni professionista è tenuto a dimostrare la propria diligenza ove prima sia almeno razionalmente ipotizzato (ed invero sia anche dimostrato) un vincolo di causalità materiale almeno tra la sua attività genericamente intesa ed il danno (Ad. es. Cassazione civile sez. III. 15 dicembre 2011 n. 27000 ; Cassazione civile sez. III 09 giugno 2011; Tribunale Roma sez. II, 20 giugno 2011 n. 13106). Altrimenti si potrebbe anche ipotizzare che le cartelle esattoriali siano state emesse per fatto imputabile al medico di famiglia, e poi, in quanto professionista, sarebbe il medico di famiglia a doversi discolpare e, nel dubbio, a pagare.

Nel caso di specie avvisi di accertamento e la riscossione forzata delle imposte possono dipendere:

Da comunicazione di dati erronei al commercialista (e di ciò risponde solo in contribuente);

Da errore nell'autoliquidazione da parte del commercialista (e di ciò risponde il commercialista);

Da errore nell'attività di accertamento dell'amministrazione (e tale errore va contestato natii il giudice tributario, altrimenti non può più essere considerato un errore, - è aperto il problema della responsabilità dell'amministrazione soccombente);

Da un errore di mero fatto nell'attività di riscossione (e di ciò risponde il concessionario);

Da un mero mancato pagamento (e di ciò risponde, a condizione che il contribuente tale pagamento avesse disposto- chi del pagamento era incaricato)

Come si vede il commercialista può entrare in gioco nelle ipotesi sub 2) e sub 5).

L'atto di citazione non prende posizione sul punto. Si limita ad accostare in modo suggestivo incarico conferito e cartelle pervenute.

Nonostante quanto sopra, volendo, per spirito conservativo, considerare implicita una delle contestazioni tipiche al commercialista (ovvero di aver erroneamente liquidato le imposte o di non averle pagare essendone incaricato e fornito di mezzi) si è dato ingresso a consulenza tecnica per valutarne la condotta ad ampio raggio a partire dall'unico elemento che sostanziava la domanda attorea : le cartelle.

Analizzando le stesse un professionista è in grado di risalire agli accertamenti sottesi e quindi all'eventuale errore da tali accertamenti rilevato.

L'esito della consulenza è molto stringato perché molto chiaro.

L'emissione di tutte le cartelle dipende solo da mancati pagamenti. Non vi è alcun accertamento sotteso.

Il problema di causa, riguardo alle cartelle è quindi solo quello di stabilire se il mancato pagamento sia dovuto alla predisposizione di modelli f 24 erronei ovvero alla mancata presentazione dei modelli f 24.

Si deve considerare che la predisposizione dei modelli f 24 è usualmente compito del commercialista, mentre la loro presentazione in banca non è funzione usualmente delegata al professionista o al suo studio, anche se può esserlo.

Finalmente, nell'atto conclusivo, con encomiabile sforzo, la nuova difesa di parte attrice mette in chiaro le anomalie che imputa (o meglio avrebbe dovuto imputare) alla controparte, comparando i dati dell'autoliquidazione con i pagamenti risultanti all'amministrazione (la quale li rende accessibile all'interessato in via elettronica col c.d. cassetto fiscale).

Si tratta tuttavia di uno sforzo tardivo.

Nell'atto introduttivo, nella memorie istruttorie, non è stata mai esplicitata l'ipotesi di una erronea compilazione di tali modelli. In proposito non solo state dedotte prove. Si consideri che una volta correttamente eseguite le dichiarazioni la compilazione dei modelli suddetti consiste nel semplice riporto degli importi da pagare, essendo quindi piuttosto peculiare l'ipotesi di una erronea compilazione.

Al contrario è vero che se un f 24 viene pagato parzialmente, o non presentato, o sullo stesso viene sostituta la cifra dovuta il cassetto fiscale non farà altro che riportare un minor versamento effettuato e l'assenza di versamenti.

Nessuno in causa ha mai provato, né chiesto di provare, che il dott. L. fosse delegato al pagamento delle imposte, nessuno ha mai detto che venivano somministrare somme allo studio per la necessità suddetta. Come detto non è mai stata sostenuta, tempestivamente, neppure la tesi dell'erronea compilazione dei modelli.

Non resta che concludere che la domanda attorea, con riferimento alle pervenute cartelle, resta caratterizzata dal difetto di prova assoluto circa il fatto che i relativi pagamenti in eccesso (sanzioni ed interessi) siano imputabili ad una qualsiasi attività del convenuto.

Si consideri poi che, ove i versamenti non risultino in linea con l'autoliquidazione, l'amministrazione fiscale, come giustamente evidenzia il consulente, invia il c.d. "avviso bonario" a seguito del mero controllo formale. Aderendo allo stesso il contribuente può mettersi in regola con modestissimo onere aggiuntivo rispetto ai tributi effettivamente dovuti. Le allegazioni teoricamente opportune avverso il convenuto professionista avrebbero allora dovuto comprendere anche l'occultamento degli avvisi bonari, posto che, in difetto, in danno non vi sarebbe stato.

Circa il fatto che la contabilità relativa all'anno 2007 sia stata trovata in assoluto disordine, occorre riportare occorre considerare che la stessa interruzione dei rapporti tra le parti pare risalire allo stesso anno ed il convenuto ha lamentato come una costante la tardiva consegna della documentazione.

Non si comprende poi come l'intero onere per il compenso del nuovo commercialista possa essere automaticamente imputato a quello precedente, senza chiarirne in alcun modo le responsabilità.

Si consideri che l'esordio della causa data ad un'epoca in cui i termini per le dichiarazioni annuali delle imposte da presentarsi da parte della società erano ancora aperti od appena scaduti.

Nessuna delle domande attoree può essere accolta.

Il difetto di prova in ordine ai rapporti tra le parti impedisce anche l'accoglimento della domanda riconvenzionale di natura contrattuale. L'azione dl convenuto vale almeno quale eccezione di inadempimento e la mancata cura dell'istruttoria sul punto, dovuta anche all'inerzia dell'attore in riconvenzionale, impedisce l'accolgimento.

La soccombenza reciproca determina una compensazione parziale delle spese, stante la molto maggior portata della domanda principale (40%)

 

PQM

 

Il tribunale, visto l'art. 281 sexies del c.p.c., ogni contraria istanza disattesa,

RIGETTA tutte le domande di parte attrice;

RIGETTA la domanda riconvenzionale avanza dal convenuto a titolo contrattuale.

CONDANNA parte attrice a versare al convenuto ed al terzo chiamato la somma che contestualmente liquida, di euro 1.630,00 per diritti, ed euro 1.800,00 per onorari, oltre ad accessori di legge, con compensazione del 40% per il solo convenuto in proprio;

PONE le spese di CTU a carico dell'attrice.

RIGETTA l'istanza di condanna per lite temeraria.

Genova 20.01.12

IL GIUDICE Dott. Paolo Gibelli

 

 

 

 

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Camillo Bernardini - Dalila Loiacono