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NOTA 1

In termini opposti, in margine alla prima massima e, in particolare, nel senso che in tema di condono fiscale, C. giust. Ce 17 luglio 2008 in causa C-132/06 (in Riv. dir. trib., 2008, 323) ha una portata generale, estesa a qualsiasi misura nazionale, sia essa di carattere legislativo o amministrativo, con la quale lo Stato membro rinunci in modo generale o indiscriminato, all'accertamento e/o alla riscossione di tutto o parte dell'imposta dovuta, oltre che delle sanzioni per la relativa violazione, trattandosi di misure di carattere dissuasivo e repressivo, la cui funzione è quella di determinare il corretto adempimento di un obbligo nascente dal diritto comunitario, Cass. 18 settembre 2009 n. 20068, in Fisco, 2009, 6150, secondo cui, per l'effetto, tale incompatibilità riguarda, quindi, anche la c.d. «?definizione agevolata?» delle controversie tributarie pendenti, prevista dall'art. 16 l. 27 dicembre 2002 n. 289 e dagli art. 44 ss. l. 30 dicembre 1991 n. 413, la quale non si limita ad introdurre criteri che consentano una definizione transattiva delle liti fiscali pendenti, ma comporta una rinuncia dell'amministrazione finanziaria, attraverso una misura generale limitata nel tempo, all'accertamento, rimesso al giudice tributario, sulla pretesa fiscale, con conseguente disapplicazione di tali norme ed inapplicabilità delle correlate misure di condono.

In un'ottica diversa, rispetto alla prima delle pronunzie ora in rassegna, nel senso che in tema di condono fiscale, la l. n. 413, cit. nella parte in cui prevede la definizione agevolata delle liti pendenti in materia di Iva (art. 44 ss.), deve essere disapplicata, in quanto contraria al diritto comunitario, coerentemente con quanto affermato dalla Corte di giustizia (cfr. C. giust. Ce 17 luglio 2008 in causa C-132/06, cit.) in riferimento all'omologa disciplina di cui agli art. 8 e 9 l. n. 289, cit., per avere la Repubblica italiana, anche con tali norme, previsto una rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta, venendo meno così agli obblighi imposti agli Stati membri dagli art. 2 e 22 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977 n. 77/388/Cee, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative all'Iva, Cass. 9 dicembre 2009 n. 25701, che in applicazione di tale principio, la Corte suprema di cassazione ha cassato la sentenza impugnata, e, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso proposto dal contribuente avverso le cartelle esattoriali notificategli per omesso versamento dell'Iva accertata a suo carico con avvisi non impugnati, negando qualsiasi rilievo all'avvenuta presentazione di una dichiarazione integrativa in data successiva a quella in cui gli avvisi erano divenuti definitivi.

Analogamente alla pronunzia da ultimo richiamata, altresì, Cass. 24 luglio 2009 n. 17371, secondo la quale in materia di Iva, qualora sia stato emesso, per irregolarità formali, avviso di irrogazione di sanzioni, non impugnato dal contribuente, e questi abbia presentato due domande di condono fiscale, una in pendenza dei termini di impugnazione (ai sensi degli art. 44 ss. l. n. 413, cit.) l'altra dopo la scadenza degli stessi (ex art. 19-bis d.l. 23 febbraio 1995 n. 41, conv. nella l. 22 marzo 1995 n. 85), nella causa avente ad oggetto l'impugnazione della cartella esattoriale successivamente notificata è superfluo verificare se, mancando il diniego espresso sulla prima domanda di condono, la stessa sia ancora pendente e la seconda sia per tale motivo ammissibile; gli art. 44 ss. l. n. 413, cit. vanno infatti disapplicati per contrasto con gli art. 2 e 22 della direttiva del Consiglio 17 maggio 1977 n. 77/388/Cee, cit., coerentemente con quanto affermato dalla C. giust. Ce 17 luglio 2008 in causa C-132/06, cit., in riferimento all'omologa disciplina di cui agli art. 7 ed 8 l. n. 289, cit., per avere la Repubblica Italiana, anche con tali norme, previsto «?una rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta?». Pertanto, non dovendosi prendere in considerazione la prima domanda di condono, l'accertamento è divenuto definitivo e la seconda domanda è inammissibile.

Per altri riferimenti, richiamate in motivazione, nella prima delle pronunzie in rassegna, nel senso che in tema di condono fiscale, è tempestivo il ricorso per cassazione proposto oltre il termine, stabilito dall'art. 51 d. lgs. n. 546 del 1992, di sessanta giorni dalla notifica della sentenza impugnata, ma in pendenza della generale sospensione, sino al 1º giugno 2004, dei termini per la proposizione del ricorso stesso, prevista dall'art. 16, comma 6, l. n. 289, cit., senza che assuma alcun rilievo la circostanza che nel corso dell'udienza di trattazione davanti al giudice a quo le parti abbiano dichiarato genericamente di non volersi avvalere delle disposizioni recate dall'art. 16 cit., riferendosi la predetta sospensione ex lege a tutte le liti fiscali non ancora definite, senza alcuna distinzione, e non richiedendo la norma una dichiarazione di rinuncia alla sospensione dei termini e all'operatività del condono, Cass. 20 marzo 2009 n. 6826, nonché Cass. 13 marzo 2009 n. 6086.

Richiamate in motivazione, nella seconda pronunzia cfr.:

— nel senso che nel procedimento di esecuzione di una sentenza che abbia previamente accertato l'inadempimento di obblighi comunitari da parte di uno Stato membro, la Commissione deve attenersi alla stretta corrispondenza tra il giudicato dell'originario procedimento di infrazione e l'oggetto del successivo procedimento di esecuzione, nonché, nel quadro di quest'ultimo, alla corrispondenza di principio tra fase precontenziosa e quella contenziosa, C. giust. Ce 10 settembre 2009 in causa C-457/07, in questa Rivista, 2009, I, 2325, con nota di Baratta, Limiti procedurali alla presentazione di ricorsi ex art. 228 del TrattatoCe;

— per il rilievo che la sesta direttiva deve essere interpretata in conformità al principio di neutralità fiscale inerente al sistema comune dell'Iva, in base al quale gli operatori economici che effettuano le stesse operazioni non devono essere trattati diversamente in materia di riscossione dell'Iva e ogni azione degli Stati membri riguardante la riscossione dell'Iva deve rispettate questo principio, C. giust.Ce 16 settembre 2004 in causa C-382/02, in Diritto e giustizia, 2004, n. 41, p. 119.

In margine all'art. 12 l. n. 289, cit. — oggetto dell'esame della seconda delle pronunzie in rassegna — si è precisato, in giurisprudenza:

— il condono fiscale previsto dalla l. n. 289, cit. è applicabile al settore dell'Iva all'importazione soltanto entro i limiti e con le modalità previsti per la definizione agevolata in materia di diritti doganali, e cioè, ai sensi degli art. 12, 15 e 16 l. n. 289, cit., attraverso il pagamento integrale del dovuto. In entrambi i settori, sono infatti in gioco somme afferenti risorse proprie dell'Unione europea, di esclusiva competenza del bilancio comunitario, sulle quali lo Stato membro svolge una funzione di mero accertamento e riscossione per conto della Ce, senza avere alcun potere dispositivo, Cass. 15 settembre 2009 n. 19826;

— la speciale procedura prevista dall'art. 12 l. n. 289, cit., per la definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 31 dicembre 2000 — mediante il pagamento del 15 per cento dell'importo scritto a ruolo, oltre alle eventuali spese sostenute dal concessionario — è applicabile anche ai ruoli finalizzati alla riscossione di entrate non aventi natura tributaria, ciò risultando in base alla norma interpretativa di cui all'art. 1, comma 2-decies, d.l. 24 giugno 2003 n. 143, conv. nella l. 1º agosto 2003 n. 212, Cass. 30 giugno 2009 n. 15242, nonché Cass. 24 aprile 2009 n. 9825;

— le somme versate dal contribuente, ai sensi dell'art. 12 l. n. 289, cit., ad estinzione del debito inerente a carichi di ruolo pregressi, non possono essere in alcun modo tenute in conto nella determinazione dell'importo da versare per ottenere la definizione agevolata della lite fiscale pendente, ai sensi dell'art. 16 della medesima legge, trattandosi di procedure di definizione connotate da un'indiscutibile autonomia, cui corrisponde una diversa disciplina sostanziale e processuale, e tra le quali non è quindi ipotizzabile alcuna interferenza, Cass. 20 aprile 2006 n. 9328,ivi, 2006, n. 28, p. 45.

In dottrina, cfr. Turis, Iva.Ordinamento comunitario e “intangibilità” delle risorse dellaUe (nota a Cass. 18 settembre 2009 n. 20068), in Fisco, 2009, 6150; Id., L'incompatibilità con il diritto comunitario delle norme sul condono in tema diIvanon si estende alla definizione delle liti pendenti, ivi, 2010, 1513; in margine alla pronunzia ora in rassegna, nonché in commento a C. giust. Ce 17 luglio 2008 in causa C-132/06, cit., tra i numerosi contributi, cfr.: Falsitta, I condoni fiscaliIvacome provvedimenti di natura agevolativa violatori del principio di neutralità del tributo, inRiv. dir. trib., n. 12, p. 334; Brighenti, La Corte di giustizia europea boccia il condonoIva, ma i contribuenti stiano tranquilli, in Boll. trib., 2008, 1389; Leoni, I giudici comunitari bocciano il condonoIva, in Riv. dott. comm., 2008, 1018.

 

 

 

 

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Camillo Bernardini - Dalila Loiacono